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domenica 7 maggio 2017

LA LEZIONE DI PAESAGGIO DI ENZO SELLERIO

Campagna catanese di Maletto ( 1973),
una delle fotografie di Enzo Sellerio
esposte allo Spasimo di Palermo nel marzo del 1998
nella mostra "Scritture di Paesaggio"
Paolo Di Salvo ha suggerito una verità sulla quale un cultore dilettante delle fotografie paesaggistiche non aveva mai riflettuto prima abbastanza:

"Guarda le vecchie fotografie paesaggistiche degli Alinari: le figure umane ne completano la lettura, dando forza narrativa all'immagine"

Le parole di Paolo - silenzioso protagonista  con le sue fotografie di una stagione feconda e irripetibile della cultura bagherese ( vedi lo straordinario "Due ruote" edito nel 2007 da Eugenio Maria Falcone, dedicato ai maestri artigiani del carretto ) - mi sono tornate alla mente riaprendo le pagine del volume "Scritture di Paesaggio".

Castello di Sperlinga, ( 1967 )
Il libro raccoglie un centinaio di opere di fotografi siciliani esposte nell'omonima mostra nel marzo del 1998 allo Spasimo di Palermo, su iniziativa della Facoltà di Lettere e Filosofia.
Nella presentazione alle sue fotografie, Enzo Sellerio scrisse:

"L'invito a partecipare ad una mostra sul paesaggio, mi ha trovato un pò 'spaesato'.
L'avevo accettato con leggerezza, ma poi mi sono accorto che non mi riusciva facile riunire quella decina di fotografie che mi era stata richiesta...
Qual'è dunque il rapporto dei fotografi con il paesaggio?
A costo di essere accusato di eresia, ritengo che possa essere alla lontana paragonato a quello che intercorreva tra gli antichi incisori e i pittori di cui riproducevano e divulgavano le opere traducendole nel bianco e nero delle loro lastre.
Il fotografo oltre al bianco e nero ( sui paesaggi a colori - se si eccettuano pochi casi, Ernest Haas in testa - si stenda un velo pietoso ) ha a disposizione anche la scelta del punto di vista e del taglio; il che però non avviene sempre, perché la scelta può essere obbligata.

Castello di Sperlinga, ( 1967 )
Io ero fiero di una fotografia, esposta in questa mostra, in cui si vede la campagna di Sperlinga ripresa dalla sommità del castello.
Tempo dopo ho rivisto la stessa immagine, firmata da un altro fotografo che conosceva la mia: quindi si trattava di una citazione, non di una invenzione.
Tuttavia anche la mia, me ne sono accorto con dispiacere, non era un'invenzione vera e propria, perché anni dopo ho rivisto la stessa inquadratura - tale e quale - in un vecchio libro dei primi anni del Novecento.
Il paesaggio a cui tenevo tanto veniva declassato al rango di documento, ossia di un'immagine che doveva essere ripresa da un punto determinato...
La fotografia di paesaggio offre un più vasto campo all'invenzione quando si presenta come il teatro dove si svolge un'attività umana.
'Dipingere paesi da sé senza gli uomini che infondono lo spirito loro, vorrebbe parere come scolpire nasi e capigliature da sé'.

Altopiano ragusano, ( 1967 )
C'è in questa mostra un'altra fotografia che mi sta particolarmente a cuore.
E' quella di un carrubo solitario, una sfera emblematica che campeggia nell'altopiano ragusano al centro di una serie di muretti che si susseguono verso l'orizzonte.
Questa immagine, madre di tante altre che le rassomigliano in modo impressionante, non è un semplice documento ma un'invenzione, che dovrebbe essere tutelata da un brevetto.
Io penso però che il mezzo che meglio di ogni altro possa rappresentare il paesaggio sia ancora la pittura - o quel che ne resta - : perciò questo carrubo lo voglio dedicare a quel solitario vate del paesaggio che è Piero Guccione, di cui ammiro i lirici trasalimenti cromatici con cui il suo pennello sa trasformare in sognanti miraggi la greve e dolente natura di quelle pietraie..."

E' vero, come ha scritto Sellerio, che la fotografia di paesaggio può essere considerata più "documento" che espressione del gusto e della sensibilità del fotografo.
E' però è anche vero che anche il paesaggio non è immobile, offrendosi in aspetti diversissimi via via determinati dal variare della luce del giorno e delle stagioni.
Le campagne siciliane, ad esempio, sono di un verde irlandese in inverno e di un giallo desertico nei mesi estivi; ed anche nella fotografia d'architettura, la luce meridiana interpreta diversamente da quella del mattino la superfice ed i volumi delle pietre.
La "documentazione" del paesaggio allora è comunque affidata alla lettura del fotografo, che sulla materia potrà fare tesoro dei pensieri di Paolo Di Salvo di Enzo Sellerio e di un altro osservatore della Sicilia, Gesualdo Bufalino:

"Il paesaggio non è soltanto belvedere di albe e tramonti, ma anche esito di braccia, utensili, intelligenze" 

    

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