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mercoledì 14 ottobre 2015

L'IDENTITA' GENOVESE DI CALTAGIRONE

"Scaltri e parsimoniosi": così nel 1959 il giornalista Felice Chilanti definì la natura dei calatini, ricordando i loro legami storici con i mercenari liguri che liberarono la cittadina dall'occupazione araba

Ragazzi sulla scalinata di Santa Maria del Monte.
La fotografia del post è di Josip Ciganovic ed è tratta
dal I volume dell'opera "Sicilia" edita nel 1962
da Sansoni e dall'Istituto Geografico De Agostini 

"Silvio Milazzo, ventenne,     abbandonò la vita politica militante e 'mise 'u scagnu',       aprì cioè il suo ufficio d'amministrazione e d'affari.
Anche a Caltagirone, come a Genova, quei piccoli uffici si chiamano 'scagnu' e, come a Genova, nella cittadina siciliana i vicoli vengono chiamati 'carugi'.
Qualcosa è rimasto, nei calatini, dell'influenza genovese: la severità amministrativa, la tenacia negli affari, un tipo speciale di saggezza che si confonde con la scaltrezza, la parsimonia"

Così nel 1959 il giornalista Felice Chilanti in un saggio dedicato a Silvio Milazzo "Ma chi è questo Milazzo?", Parenti Editore Firenze ) tratteggiò il carattere mercantile degli abitanti di Caltagirone, retaggio della millenarie vicende della conquista normanna della Sicilia.



Vuole la storia infatti che mercenari provenienti da Genova o dal Ponente ligure tra il 1030 ed il 1040 abbiano contribuito dopo un lungo assedio e un aspro combattimento alla liberazione di Caltagirone dalle truppe arabe.  

"A quella battaglia presero parte anche dei genovesi, chissà come capitati a Caltagirone.
Nello stemma della cittadina siciliana, un'aquila che afferra con l'artiglio la tibia di un gigante mostra sul petto l'insegna del comune di Genova.
Sorge inoltre, a Caltagirone, un'antica chiesa di San Giorgio eretta dalla comunità dei genovesi"

Secondo la tradizione locale, furono proprio i genovesi a consegnare al Conte Ruggero le chiavi della città, ricevendo in cambio titoli e feudi.
Da Caltagirone, alcuni di loro si mossero col tempo verso Sciacca, Palermo e Messina.
Qui, i genovesi tornarono ad alimentare la loro vena commerciale nel Mediterraneo, grazie anche alla creazione di associazioni fra mercanti liguri e siciliani.
A queste lontane vicende del suo passato, Caltagirone deve forse la vocazione ad un certo attivismo finanziario e politico: una capacità  sconosciuta in molti altre cittadine della Sicilia.
Di Caltagirone - comune che agli inizi del Novecento era fra i più ricchi d'Italia, possedendo feudi vastissimi, estesi sino a Catania -  furono originari fra gli altri, oltre a Silvio MilazzoLuigi Sturzo e Mario Scelba.



Qui lo stesso Sturzo fondò la Cassa di San Giacomo, che praticò una tutela dei prezzi dei prodotti agricoli mai applicata dalle grandi banche; e calatini sono i nomi di personaggi come Paolo Ciulla ( l'abilissimo falsificatore di banconote ) e Salvatore Zaffarana ( il sensale di matrimoni che trovò moglie a clienti sparsi in mezza Europa ).
Così, l'identità genovese o ligure di questa cittadina ha reso Caltagirone una delle molte isole nell'isola che è la Sicilia: alla curiosità e all'acume dei visitatori è affidata la possibilità di scoprirne le diverse anime della sua storia e delle sue genti.

( La riproduzione della stampa di Caltagirone del secolo XIX è tratta dal saggio di Felice Chilanti, opera citata )


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