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lunedì 15 settembre 2014

ALTRI RICORDI DI SALAPARUTA


Ancora personaggi e scorci del paese del Belìce cancellati dal terremoto del 1968 negli scatti di Angelo Oliva e del volume "Salaparuta ieri e oggi"
 
Raccolta di acqua a Salaparuta, nel 1930.
La fotografia, al pari di altre riproposte nel post da ReportageSicilia,
sono tratte dal volume di Baldassare Graffagnino "Salaparuta ieri e oggi",
edito a Palermo nel 1969.
Il libro raccoglie notizie ed immagini del paese
distrutto dal terremoto del Belice, nel gennaio del 1968

"La popolazione di Salaparuta - ha scritto Baldassare Graffagnino nel 1968 - ha in prevalenza i seguenti caratteri fisici: statura media, colorito bruno, capelli ed occhi neri o castani.
Quelli psichici sono: intelligenza sveglia, tendenze conservatrici, e rigido ed affettuoso governo della famiglia per la conservazione ed il miglioramento della quale si compiono volentieri grandi sacrifici; la cultura è media, comune la disposizione e l'indurimento alla fatica, il salitano è incline al risparmio ed alla sobrietà, talvolta è sospettoso per ignoranza o diffidente per malizia, è educato e religioso, può essere superstizioso per atavismo, sempre scaltro.

Ancora dal libro di Graffagnino,
una fotografia-ricordo di un matrimonio
scattata sulla scalinata della Matrice

Il salitano è di carattere schietto, alieno da obliquità maligne e malversate tendenze. L'educazione è religiosa e patriottica.
Da molto tempo si sconosce il delitto sevizioso, la grassazione, l'abigeato e la rapina.
I reati più comuni e sempre più rari sono le ingiurie, il pascolo abusivo, il furto campestre.
Come manca l'animo perverso, così pure manca l'inclinazione a delinquere.

Salitani a passeggio in corso Di Giovanni,
e, sullo sfondo, il profilo di monte Porcello

Ne è riprova la natura dei reati e la tenera età dei rei.
Eccezionali i casi di vagabondaggio e di accattonaggio o le irregolarità matrimoniali.
Il senso dell'onestà è unito al rispetto per l'Autoritò e all'ossequio alle leggi.
Fa contrasto a quanto precede la poca sofferenza delle tasse, conseguenza, forse, dell'antico e generale disagio economico..."

Foto-cartolina di un gruppo di ricamatrici.
Da Graffagnino, opera citata


La raccolta delle olive, una delle colture locali.
Da Graffagnino, opera citata



Già in un precedente post, ReportageSicilia aveva riproposto alcune fotografie di Salaparuta scattate prima che il terremoto del gennaio del 1968 distruggesse completamente gli edifici del paese http://reportagesicilia.blogspot.it/2011/07/ricordo-stento-quel-terremoto-era-la.html.
Ecco ora una nuova raccolta di immagini, tratte ancora una volta dall'archivio privato di Angelo Oliva e dal volume di Graffagnino "Salaparuta ieri ed oggi", edito a Palermo nel 1968.
Sino a quella rovinosa domenica del 14 gennaio di quarantasei anni fa, Salaparuta  aveva conservato il volto di una tranquilla cittadina agricola del Belìce.

Alunni di classi elementari, all'interno del castello del paese.
Da Graffagnino, opera citata


Strada del paese, in una fotografia di Angelo Oliva


L'impianto urbano era dominato dalla rocca di un castello feudale che a partire dal 1956 sarebbe stato utilizzato come sede della scuola elementare. 
Altro monumento storico del paese era la scenografica e barocca chiesa madre, la cui gradinata, a partire dal 1931, fece da quinta alle fotografie ricordo dei matrimoni.
I 3.000 salitani vivevano in gran parte raccolti fra i piedi del castello e a Nord dello stradale Gibellina-Poggioreale, in cinque quartieri ben tagliati e divisi: Rabateddi, Atareddu, Lignuduci, Carrubba e Cappuccini.

L'arco del cortile Sacco.
Da Graffagnino, opera citata


Il mercato del pesce, proveniente
 dai porti di Sciacca e Mazara del Vallo.
Fotografia di Angelo Oliva



Nel periodo precedente alla distruzione, l'economia ed il paesaggio agricolo erano dominati dalle coltivazioni dell'ulivo e della vite, seguite da quelle del mandorlo e dei cereali.
L'allevamento del bestiame stava invece attraversando un periodo di crisi, ad eccezione di quello degli ovini.
Le scosse di terremoto - la più forte delle quali, del nono grado della scala Mercalli, si verificò alle 03.10'36" del 15 gennaio - rasero al suolo l'85 per cento del patrimonio edilizio del paese.
Il sisma ebbe effetti devastanti anche perché molte costruzioni erano state realizzate utilizzando pietre intagliate o rotte e con malta di calce o sabbia; pochissime erano le case costruite con l'utilizzo di cemento armato.  
Dopo la distruzione, studi geologici accertarono che il centro abitato giaceva su un terreno ricco di falde friabili: le sorti del paese, insomma, da un punto di vista sismico furono segnate dalle tipologie edilizie e dalla morfologia dei luoghi.
 

Uno scorcio del paese,
con scritta "W il comunismo".
Fotografia è di Angelo Oliva


Altra fotografia di corso Di Giovanni.
Da Graffagnino, opera citata


Ciò che rimase malamente in piedi - ad esempio, il cinema Aurora - venne infine distrutto dalla dinamite fatta esplodere dai genieri dell'Esercito. 
L'operazione fu decisa per evitare che improvvisi crolli potessero aggravare il bilancio di 19 vittime provocate dalle scosse, ma ebbe l'effetto di cancellare ogni residua traccia del vecchio paese.
Oggi l'attraversamento dei ruderi della vecchia Salaparuta - cancellata dalla storia e dalla geografia - lascia un'impressione di sgomento e di incredulità.
Sotto le macerie rimangono sepolti frammenti di oggetti di vita quotidiana mai recuperati: arredi, suppellettili, strumenti di uso domestico che testimoniano le vite spezzate dei morti e delle loro famiglie. 
Gli altri salitani sopravvissuti alle scosse, hanno invece ricominciato una seconda vita nelle case della "nuova Salaparuta", o lontano dal Belìce, ad ingrossare le fila degli emigranti siciliani. 
    


Veduta del paese, con la mole del castello e della Matrice.
Fotografia di Angelo Oliva


Una vista delle campagne di Salaparuta
dalle terrazze del castello.
Fotografia di Angelo Oliva

Le fotografie raccolte nel volume di Baldassare Graffagnino, parroco di Salaparuta nei devastanti giorni del terremoto e quelle "private" di Angelo Oliva, sono oggi testimonianza preziosa di un paese scomparso per sempre e delle persone che gli davano vita.

"Certamente Salaparuta sarà costruita altrove; forse lì nella baraccopoli, forse più lontano assai.
Ma occorrerà - scrisse Graffagninoche la generazione nata dopo il terremoto sia diventata adulta, perché la gente di Salaparuta dia ragione ai tecnici ed ai pianificatori, e riesca a guardare con distacco queste rovine ancora troppo vive, che ancora hanno un nome...".  


Il cortile del Collegio di Maria,
fondato nel 1752 ed utilizzato come scuola elementare sino al 1953.
La fotografia è di Angelo Oliva







Una panoramica del paese, datata 1935.
La fotografia è di Angelo Oliva





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