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lunedì 23 gennaio 2012

MOZIA, GLI SCATTI DI WHITAKER

Giuseppe Whitaker e la sorella Delia fotograti a Mozia, il sito fenicio punico dell'isola di San Pantaleo, in provincia di Trapani.
REPORTAGESICILIA ripropone una serie di scatti eseguiti tra la fine del secolo XIX e gli inizi del XX provenienti dal fondo fotografico della famiglia anglo-siciliana dedita alle attività vitivinicole e che nel 1906 acquistò l'isolotto. 
Tutte le immagini sono tratte dalla pubblicazione 'Il fondo fotografico Whitaker', edito nel 2007 a Palermo da Crimisos Società Cooperativa
Ho ricordi piuttosto datati dell'isola di Mozia.
Malgrado la relativa vicinanza con Palermo - e l'indubbia bellezza di questa zona della provincia trapanese - il mio unico approdo nella località archeologica di età punica risale ai tempi della scuola media; quindi, ad alcune decine di anni fa, in occasione della classica gita scolastica in cui frotte di ragazzini si divertono più a fare confusione sull'autobus che li porta a destinazione che a conoscere il luogo della loro giornata di vacanza, vanamente mitigati dagli insegnanti.
Reperti archeologici fotograti a Mozia nel 1913 da Thomas Ashby, collaboratore di Giuseppe Whitaker. L'imprenditore vitivinicolo, appassionato anche di botanica, fu un cultore di Heinrich Schliemann ed è stato il più importante promotore di scavi nell'isola che ha accolto una delle principali colonie fenicie del Mediterraneo. La datazione del sito risale all'VIII secolo a.C., la sua distruzione - ad opera dei Siracusani - al 397 a.C. 
Di quel luogo silenzioso e quasi disabitato - nel quale un tempo, secondo il vendicativo racconto degli stessi insegnanti gli abitanti sacrificavano i bambini - ricordo la laguna bassa e quasi immobile, ed i cocci di ceramiche raccolti per gioco ai margini dei sentieri.

Ancora uno scatto risalente al 1913, di autore sconosciuto: vi sono ritratti alcuni operai che trasportano alcuni oggetti appena recuperati durante le ricerche. Ancora ai nostri giorni, l'isola di Mozia accoglie missioni archeologiche italiane e straniere. La proprietà dell'area è gestita oggi dalla Fondazione Whitaker, la cui sede è ospitata a Palermo a Villa Malfitano, originaria dimora della famiglia di origini inglesi
Durante quella gita imparammo che, ad un certo punto della sua millenaria storia, l'isola di Mozia - chiamata anche San Pantaleo - venne acquistata da un ricco signore di origine inglese, con la passione per la botanica, per il vino e per l'archeologia: Giuseppe Whitaker.

In questa fotografia senza data e di autore sconosciuto, quattro carri trasportano abitanti e visitatori dell'isola attraverso un'antica strada semisommersa che collega Mozia alla terraferma
In anni più recenti, ho così raccolto le sue essenziali notizie biografiche: cultore di Heinrich Schliemann, imparentato con la famiglia Ingham e sposato con Sofia Sanderson – figlia di Guglielmo, console inglese a Messina – tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo Giuseppe Whitaker estese i suoi interessi nel settore vinicolo fra Marsala, Balestrate, Campobello, Mazara ed Alcamo; l’interesse per le antiche civiltà e per la ricerca archeologica, nel 1906 lo portò ad acquistare l’isola di San Pantaleo, la cui superfice terriera, dai primi anni del 1800, era suddivisa fra 19 famiglie.

Un gruppo di abitanti di Mozia - quasi tutti bambini e donne - in una fotografia di autore ignoto e data imprecisata. Whitaker acquistò l'isola agli inizi del secolo XIX: la proprietà era frazionata in più lotti intestati a 19 persone, gran parte delle quali contadini 
L’imprenditore di origine inglese fu aiutato nella sua opera di ricerca archeologica delle testimonianze puniche dallo studioso Antonio Salinas e da un anziano reduce garibaldino, Giuseppe Lipari Cascio.

Una foto di autore e datazione sconosciuti ritrae Giuseppe Lipari Cascio sulla soglia della sua abitazione. Trapanese e con trascorsi nelle file garibaldine, fu uno dei principali collaboratori siciliani delle attività della famiglia Whitaker, interessandosi anche all'attività di scavo archeologico
Negli anni successivi a quella gita adolescenziale ho più volte desiderato fare ritorno a Mozia, senza realizzare il progetto.
Qualche mese fa, sono però tornato a pensare a quel lembo di terra e di antiche pietre circondato dalla stagnone di Marsala. L'occasione me l'ha procurata il mio vecchio amico Andrea Di Napoli, figlio di una di quelle antiche famiglie siciliane capaci di conservare oggi un signorile distacco dalla povertà morale dei nostri tempi. Andrea - mio maestro di fotografia ( maestro rimasto più bravo dell'allievo ) - mi ha infatti regalato una pubblicazione dedicata ad un progetto di catalogazione e conservazione del fondo fotografico della famiglia Whitaker: un’iniziativa risalente al 2007, cui lui stesso ha preso parte come addetto alla conservazione di vecchie stampe all'albumina ed aristotipi alla gelatina, raffiguranti proprio Mozia.

Questa fotografia tratta dal fondo della famiglia Whitaker risale al 1963 ed è attribuita a Vasari.
L'immagine fissa il trasbordo di un gregge di pecore dalla terraferma verso l'isola, nelle acque dello Stagnone: una scena dal tono decisamente bucolico e che dimostra il carattere pastorizio e rurale della vita a Mozia nel pieno dello sviluppo industriale allora vissuto dall'economia siciliana
Adesso, una selezione di immagini pubblicate in ‘Il fondo fotografico Whitaker’ da Crimisos Società Cooperativa, Tipografia Alba Palermo, ottobre 2007, viene riproposta da REPORTAGESICILIA: in quei vecchi scatti – scrive M.Pamela Toti nell’opera – si osserva “una preziosa documentazione per l’inizio della storia moderna di questo importante sito archeologico fenicio punico. Ed inoltre dalle immagini nelle quali sono fermati i paesaggi e la gente moziese, traspare evidentissimo il grande amore che questo gentiluomo anglo-siciliano nutriva per il suo rifugio, immerso nella natura e nella storia”.
Maggiori dettagli sulla storia e sulle attività organizzate ai nostri giorni nel ricordo di Giuseppe Whitaker sono disponibili nel sito della Fondazione intitolata al suo nome, http://www.fondazionewhitaker.it/ 



Le ultime quattro fotografie riproposte da REPORTAGESICILIA restituiscono il volto meno 'scientifico' rappresentato dall'opera dei Whitaker a Mozia, privilegiando l'aspetto 'privato' della vita quotidiana della famiglia di origini inglesi: in primo luogo, l'attività balneare svolta durante la stagione estiva.
In alto, uno scatto dell'archeologo siciliano Antonio Salinas coglie la prima luce dell'alba sul molo della piccola isola; quasi di gusto impressionistico è invece lo scatto di Thomas Ashby che - tra il 1918 ed il 1920 - coglie il riflesso sull'acqua di Norina e Delia Whitaker sedute su uno scoglio; ancora le due sorelle di Giuseppe Whitaker sono ritratte da Ashby prima e durante un bagno nello Stagnone, favorito dalla costruzione di un capanno dove cambiarsi  


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